SRI-LANKA

Viaggio tra solidarietà e sport. (pag. 1)

Testo e foto di ZIO LEO

Il nostro surf club ogni anno organizza almeno un surf-trip, cercando di scegliere un posto economico e caldo, con belle onde non troppo impegnative e semmai uno stato con un po’ di storia. Per il 2001 la scelta cade sullo Sri-Lanka, ex Ceylon, quell’isoletta a sudest dell’India, una terra dove l’intreccio di culture e religioni dei popoli che vi risiedono,e la natura, la rendono unica. Per quest’occasione abbiamo raccolto 160 Kg di giocattoli, vestiti e materiale di cancelleria per i bambini cingalesi che frequentano il Mater Agustin Convent una missione fondata da suore italiane (figlie del Sacro Cuore) nel 1953. Sinceramente pensavo che quest’impresa stata molto semplice invece è stata molto dispendiosa di tempo e d’energie, che però ci sono state ripagate in pieno una volta consegnato il suddetto materiale. A questo proposito voglio ringraziare il Comune di Gaeta che ci ha rimborsato parte delle spese; la Caritas diocesana e l’Agenzia “Viaggi Preziosi” per averci aiutato a trattare con la “Kuwait Airlines” per non farci pagare i colli con la merce destinata alla missione ed infine i negozianti, l’Ass. Commercianti, l’asilo e tutti i privati di Gaeta che hanno collaborato per la raccolta della merce. Il viaggio dura 11 ore e cinque fusi, arriviamo alle 06,00 e ci sono gia 40° con il 90% d’umidità una botta bestiale, dopo le pratiche aeroportuali, noleggiamo un furgone e partiamo per la missione. Subito ci rendiamo conto dello stato di guerra che vive lo Sri-Lanka, l’aeroporto era presidiato dalle milizie governative , che con controlli e perquisizioni cercano di reprimere, la violenza delle Tigri Tamil (LTTE), che rivendicano i loro territori con una politica del terrore, disseminando attentati nei luoghi nevralgici dello stato. Spesso gli attentatori, sono donne e/o bambini che si lasciano morire in mezzo alla folla, perché costretti e addestrati dall’esercito separatista. Dopo circa otto ore di viaggio tra strade anguste e sconnesse, attraversando la giungla e villaggi, arriviamo alla missione dove Suor Giovanna ci attendeva con le sue collaboratrici. La gioia di vederci con tutta quella roba è stata unica e incontrollabile, e ci ha ripagato di tutto lo stress che abbiamo accumulato nei due mesi di preparativi, non dimenticheremo facilmente questo momento. Il giorno dopo pensiamo un po’ a noi e ci trasferiamo a Hikkaduwa lo spot più famoso e perciò più affollato dell’isola, Australiani, Giapponesi e Coreani, tutti in acqua a rendere lo spot simile ad uno italiano nel periodo estivo, inoltre il paese è pure caro rispetto agli standard locali. E così dopo tre giorni, a bordo di tuk-tuk scendiamo ancora più a sud, fino Weligama. Un villaggio di pescatori che si affaccia su una splendida baia con beach breack discreto, di fronte pensione Bay View , a conduzione familiare che con 12.000 £ al giorno ci faceva la pensione completa. I figli del proprietario erano gli unici surfisti della zona perciò non vi dico la nostra gioia di surfare in acqua da soli. L’unico inconveniente era la temperatura dell’acqua e dell’aria, non ci permetteva di surfare dalle 11,00 alle 15,00 e così noi riposavamo sull’amaca in giardino o in camera con il ventilatore.Con i due locals abbiamo visitato altri spot della zona: Mirissa una piccola baia con fondale roccioso e onde molto belle e soprattutto circondata da una vegetazione spettacolare, attenti ai ricci sono giganti; unaltro spot che vale la pena visitare è Midigama è un pò faticoso arrivare al reef però vale la pena; il reef di Weligama è situato sul lato a destra della baia ci si arriva a piedi dalla spiaggia o con il tuk-tuk e poi si cammina sul reef per almeno 500 mt. Dopo tre giorni arrivano tre giapponesi con i loro bei long californiani, pagati 2.500 $, pensavamo che avrebbero interrotto la pace invece si sono dimostrati simpaticissimi e disponibilissimi, surfavamo insieme e poi ci facevamo un sacco di risate a tavola. La vita qua in Sri-Lanka, nonostante la guerra interna e la loro condizione economica, quella di un paese del terzo mondo , vivono una condizione di vita molto semplice e tranquilla. rispetto ai popoli islamici tengono molto più all'igiene , anche se spesso utilizzano acqua di pozzanghera o del mare e semmai si lavano i denti senza dentifricio; rispetto ai popoli sudamericani sono meno delinquenti, infatti furti, truffe ecc. sono inesistenti. Rispettano molto il prossimo, chiunque esso sia; questo è dovuto al fatto che nei tempi sono stati colonizzati da: Inglesi, Olandesi , Portoghesi, Arabi e Indiani. perciò lingue, religioni e culture differenti, che hanno fatto di questo popolo un popolo tranquillo.I villaggi della costa ,vivono prevalentemente di pesca, infatti esistono diversi tipi di pesca ,e il pescato viene venduto in tutto l'oriente. Mentre gli abitanti dell'entroterra, l'agricoltura è una grossa fonte di sostentamento, basti pensare che quasi tutto il te circolante nel mondo, proviene da quest'isola. Inoltre altra cultura di larga diffusione è il riso , la frutta in genere,come banane, ananas, mango ecc. Dopo una decina di giorni trascorsi sulla costa ovest, ci spostiamo verso Arugam Bay , il versante est dell'isola, dove in questo periodo le onde sono migliori. Il viaggo è molto lungo a causa delle cattive condizioni delle strade e dei numerosi posti di blocco , a volte anche ogni dieci kilometri, a causa dei numerosi attentati Tamil. Però la lentezza del viaggio ci ha permesso di oservare meglio la flora , la fauna , le persone e le sue tradizioni . Arrivati ad arugam Bay ci rendiamo conto d'essere tornati ancora più indietro nel tempo, infatti ci rendiamo subito conto dell'estrema semplicità in cui vivevano gli abitanti ( tutti pescatori ), le "case" tutte di paglia e canne, non avevano ne pavimento, ne tantomeno energia elettrica e nessun tipo di comfort. Dopo la giornata di pesca non avevano alcuno svago , infatti calata la notte il villaggio era completamente buio. Nella nostra pensione, "Hillton Hotel" , con due elle, avevamo il generatore, però la sera quando i pochi clienti accendevano ventole e luci, la tensione si abbasssava e allora buonanotte. Lo spot, il più famoso dell'isola, mandava solo belle destre su un fondale di corallo di circa mezzo metro, infatti noi con i long con la bassa marea stavamo nell' a riposare. In albergo siamo anche stati attaccati da numerose scimmie , però senza alcuna conseguenza. Altri spot della zona sono solo raggiungibili via Tuk-Tuk o via barca: Croccodile Rock un Beach breack molto tosto;un altro spot che quando funziona è notevole è... però noi l'abbiamo trovato sempre piatto. Qui in questo villaggio di pescatori esiste anche un surfshop , però vi consigliamo di portarvi tutto ciò che vi serve da casa, a buon intenditor... Prima di ritornare verso Colombo, abbiamo voluto fare un giro verso il centro dell'isola per scoprire la parte culturale di questo popolo, e così siamo andati a Kandy, a visitare il tempio dedicato a Budda, dove al suo interno e vi è conservato un suo canino . E' una città molto grande ed è visitata tutto l'anno da numerosi fedeli buddisti e turisti. Ancora verso nord fino alle rovine di Pollonaruva , vestigia di una civiltà ormai scomparsa, lungo la strada, per arrivare all' aeroporto, incontriamo numerosi templi e statue dedicate a budda , oltre alla natura selvaggia, con tutti gli animali che ne fanno parte. Un viaggio è solo un viaggio, e resta tale perchè al nostro ritorno a casa i telefonini inizieranno a squillare e il nostro capoci vorrà in ufficio sempre in orario, e mentre noi attendiamo la pertubazione, laggiù la vita va avanti come ormai da secoli, senza tante paranoie. Spero sicuramente che questo nostro racconto vi sia servito per andare a visitare questo bel paese e se potrete fare qualcosa per i più bisognosi fatelo, loro vi renderanno felici. Zio Leo


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